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ASSASSINIO ALLA TARGA FLORIO Giallo di Carlo Barbieri

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Il titolo svela immediatamente la natura del delitto intorno al quale si sviluppa la narrazione e l’occhiello ne chiarisce il contesto storico sociale: Donne, motori ,e un’eredità misteriosa all’ombra della corsa più pazza del mondo. La morte della Signora Elena Ventimiglia, avvenuta nei nostri giorni, ha lontane radici nella storia siciliana del secondo dopoguerra e nella ripresa della Targa Florio nel 1948. Un delitto, un’indagine, una soluzione. Senza eroismi ed effetti speciali nella precisa quotidianità di Francesco Mancuso, commissario di polizia. Intorno a lui Palermo, città natale dello scrittore, in degrado estetico ed etico, riscattata dal profumo del caffè e della iris fritta, ma anche dallo zelo di trovare il colpevole e risarcire temporaneamente l’ordine in frantumi.  Nella narrazione è inserita una digressione storica che racconta episodi dal ’46 al ’48, intrecciando episodi e personaggi del separatismo siciliano, con riferimento  la strage nazista di Castiglione di Sicilia del 12 agosto 1943 e alla ripresa della Targa Florio. La digressione opera  su due livelli, quello del racconto, di cui chiarisce antecedenti necessari e personali dell’autore che cerca un fil rouge nella storia di Palermo e naturalmente in quella dell’isola, non soltanto dell’antico passato, arabo e normanno, ma di quello più recente. L’indagine del commissario pertanto appare allo scrittore insoddisfacente se  non ancorata alla storia di un  territorio, che non vuole e non può essere ignorata, che è sempre dietro l’angolo. A questo punto il romanzo giallo con la sua struttura rassicurante sembra un piacevole involucro in cui si parla d’altro. Il ponte che conduce ad una svolta narrativa  di Carlo Barbieri potrebbe essere già in costruzione.

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