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Il poeta Vittorio Sereni e la Shoah

Nella Giornata della memoria una poesia di Vittorio Sereni Dall’Olanda, che si compone di tre movimenti: Amsterdam, L’interprete, Volendam .

 

Dall’Olanda

 

A portarmi fu il caso tra le nove
e le dieci d’una domenica mattina
svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra
lungo il semigelo d’un canale. E non
questa è la casa, ma soltanto
– mille volte già vista –
sul cartello dimesso: «Casa di Anna Frank».

Disse piú tardi il mio compagno: quella
di Anna Frank non dev’essere, non è
privilegiata memoria. Ce ne furono tanti
che crollarono per sola fame
senza il tempo di scriverlo.
Lei, è vero, lo scrisse.
Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale
continuavo a cercarla senza trovarla piú
ritrovandola sempre.
Per questo è una e insondabile Amsterdam
nei suoi tre quattro variabili elementi
che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi
tre quattro fradici o acerbi colori
che quanto è grande il suo spazio perpetua,
anima che s’irraggia ferma e limpida
su migliaia d’altri volti, germe
dovunque e germoglio di Anna Frank.
Per questo è sui suoi canali vertiginosa Amsterdam.

L’interprete

«Adesso tornano. Floridi, chiassosi
pieni zeppi di valuta.
Sono buoni clienti, non si possono respingere.
Informazioni, quante vogliono.
Non una parola di piú. Non si tratta
di rappresaglia o rancore.
Ma d’inflessibile memoria».

Volendam

Qui acqua cent’anni fa
– ripeteva la guida Federico –
oggi polder.
                      Vita
tra polder e diga, qui c’è posto
per la procreazione solamente
e la difesa dalla morte. Questo
dicono le facce arrossate dal freddo
fuori dalla messa cattolica
a Volendam, la nenia
del vento volubile tra i terrapieni.
L’amore è di dopo, è dei figli
ed è piú grande. Impara.

 

Vittorio Sereni-  da “Gli strumenti umani”, Einaudi, Torino, 1965

 

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