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LA BELLA GENTE

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Il film era pronto nel 2009, ma in Italia viene proiettato negli ultimi giorni di agosto 2015, quando la città è ancora semideserta ed anche le sale cinematografiche registrano poche presenze. In Francia è stato proiettato nelle sale nel 2011 e, presentato al Festival di Annecy, ha ottenuto il Gran Premio della Giuria. Il ritardo italiano ha irritato il regista Ivano De Matteo che dice: “Ho fatto domande, ricorsi, sono stato denunciato, quando ho presentato il film al Valle occupato sono arrivate le forze dell’ordine, gli amici mi dicevano di lasciar perdere, avevo fatto altri film. Ma non potevo, era come se si mi mancasse un pezzo di vita, non potevo mollare perché sapevo di star dalla parte del giusto. È una di quelle storie tutte italiane, ma ce l’ho fatta e sono felicissimo…”. Decisivo è stato l’intervento del Mibac per trovare ed applicare le disposizioni che regolano la distribuzione nelle sale dei film che hanno ricevuto un finanziamento statale ai fini di recuperare la somma erogata.  Così  il film è stato distribuito a cura  dell’Istituto Luce. La bella gente è un bel film e dopo sei anni mantiene la freschezza dell’attualità. Alfredo e Susanna, sono due professionisti, lui architetto, lei psicologa che cura le donne che hanno subito maltrattamenti. Impegnati nel sociale e animati da sentimenti di solidarietà umana, vivono a Roma, hanno un bel casolare antico nella campagna umbra, amano i buoni vini, i cibi genuini, i bei vestiti di fibre naturali. Hanno un figlio che studia a Londra, fidanzato con Flaminia, una ragazza  sofisticata e piuttosto volgare, ma appartenente anche lei alla bella gente. All’inizio della vacanza in campagna Susanna vede dalla sua macchina un uomo che picchia una giovane costretta a prostituirsi sul ciglio della strada. Turbata dalla scena violenta, decide di aiutare la ragazza ad abbandonare la sua squallida condizione. Con l’aiuto del marito, che deve avvicinare la giovane per portarla via senza dare nell’occhio, l’accoglie in casa offrendole ospitalità. Dopo una prima ribellione dettata dalla paura che le incute il  protettore, Nadja di origini ucraine,  racconta la sua storia e si adatta bene alla nuova e agiata vita.  Partecipa alla vita familiare, frequenta Paola e Fabrizio, gli amici di Alfredo e Susanna, poco inclini al riscatto della giovane. Lentamente Nadja s’inserisce nella vita familiare e cominciano a  profilarsi i problemi, che lo slancio iniziale di Susanna non aveva messo in conto. Dapprima Susanna pensa di difendere la sua posizione forte assegnando a Nadja dei lavori domestici. Ma  le attenzioni del figlio Giulio verso la giovane e quelle presunte di Alfredo fanno esplodere la situazione. Susanna travolta da una tensione crescente, si sente  ogni giorno di più  minacciata nei suoi affetti.  È il suo spazio, che lei ha istintivamente ben delimitato, ad essere  invaso oltraggiosamente. Queste scene si svolgono infatti significativamente  nella casa e nel giardino cinto da una siepe. Lo sviluppo della trama è attento e ben condotto. Il contrasto generazionale tra padre e figlio è solo apparente; né l’uno né l’altro si fanno scrupolo di allontanare  Nadja, insensibili al fatto di averle creato aspettative, sebbene diverse. L’umanitarismo della bella gente  rimane su un piano velleitario, privo di concreta realizzazione. Questo ha capito Giulio che accusa i genitori di usare vuote parole. Ben interpretati tutti i ruoli principali e secondari e ben caratterizzata l’ambientazione costituita dalla campagna, dalla strada, dalla casa e dalla stazione. Luoghi tradizionalmente narrativi, che guidano senza scosse  la storia verso l’epilogo.  Ne emerge uno spaccato interessante della società italiana, soprattutto di quel ceto colto e di larghe vedute,  pronto alla commozione ed alla partecipazione umana finchè non vede messo in discussione il proprio spazio affettivo. L’occhio del regista è positivamente critico nel senso che chiede di più  proprio a chi per cultura  e mezzi può assumere un ruolo più incisivo. Può veramente farsi società civile, invece di restare di fatto sul piano dell’indifferenza amorale degli amici Paola e Fabrizio.

(Gabriella Maggio)

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