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LA DIFESA DEL BUFALO

ROMANZO DI CARLO BARBIERI –Ed. D. Flaccovio

Un intreccio casuale di eventi dà all’ormai noto commissario Mancuso l’opportunità di indagare non su un omicidio standard legato alla malavita locale, ma su un attentato terroristico organizzato nella sua Palermo, durante il Festino, da un giovane di origini marocchine, a lui noto e spesso aiutato con molta discrezione. Barbieri ricostruisce le motivazioni che spingono Karim a diventare un foreign fighter, ma anche la rete di affetti che lo trattiene e gli toglie la determinazione ad agire ad occhi chiusi  ignorando quello che gli sta intorno. È la forza del contesto che sovrasta la scelta individuale ed in qualche modo la governa. I sentimenti vincono il cieco fanatismo. Leggere questo romanzo mentre si svolge l’attentato di Barcellona fa un certo effetto. È chiaro che lo scrittore ci dà una sua lettura dell’attuale terrorismo dove c’è posto per  la speranza che omnia vicit amor, sebbene venata  di  pessimismo: “A contrastare il progetto c’era un Occidente diviso e senza una strategia, arrogante, che si indignava solo per i propri mor­ti, miope perché continuava a misurare tutto con i tempi del profitto a breve termine e dei mandati elettorali”.  Recensendo  nei mesi scorsi Assassinio Alla Targa Florio concludevo dicendo che il romanzo giallo con la sua struttura rassicurante sembra un piacevole involucro in cui si parla d’altro. Il ponte che conduce ad una svolta narrativa  di Carlo Barbieri potrebbe essere già in costruzione. Leggendo in questi giorni “La difesa del bufalo”  credo di vedere il ponte che porta alla svolta narrativa di Barbieri nella rappresentazione  del tessuto sociale ed umano dell’oggi cittadino in cui si svolge faticosamente il passaggio dalla tolleranza alla convivenza tra popoli diversi. Certamente in questa ricostruzione molto conta  in Barbieri la ventennale esperienza di vita nei paesi arabi. La Palermo storica nella ricostruzione scolastica del prof. Pipitò e nella vita quotidiana delle suorine comboniane è anche la città gastronomica  da godere nei suoi sapori e profumi, che favoriscono le relazioni umane. Questo aspetto suggerisce l’impressione  che il romanzo sia  anche una guida turistica per i  non palermitani. La scelta del titolo “La difesa del bufalo” trova risposta nel colloquio di Mancuso e Tranchina davanti a cornetti e granite all’Antico Chiosco di Mondello: ” Oggi se c’è un attacco terroristico, al momento si blocca tutto, però l’indomani la vita ricomincia. La voglia di normalità e la statistica alla fine vincono. La difesa del bufalo” ( p.78).(Gabriella Maggio)

 

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