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L’ULTIMA EREDE DI SHAKESPEARE

Romanzo di Elvira Siringo ed. Piemme

Appassionante trama romanzesca quella de “L’ultima erede di Shakespeare “ che s’insinua nelle lacune biografiche del drammaturgo, pilastro della cultura occidentale, ma soprattutto  emblema  del Regno Unito. La narrazione  inizia e si conclude a Messina, città di Michelangelo Florio e di Elisabetta Villa, i due personaggi principali che vivono in epoche diverse, tra ‘500 e ‘600 il primo, nell’oggi la seconda. Dopo avere incontrato Cervantes nell’ospedale di Messina, Michelangelo Florio decide di non apprendere  l’arte  medica  del padre,  ma di dedicarsi alla scrittura  e al teatro. Presto però deve lasciare Messina con la famiglia a causa della persecuzione degli ebrei voluta dall’Inquisizione. Nei  nostri giorni Elisabetta Villa , una giovane donna rattristata dalla fine  del matrimonio e dalla malattia della madre, dopo avere abbandonato le sue ambizioni professionali, vive a Messina dedicandosi all’insegnamento.  Un giorno un suo ex professore d’università la contatta per comunicarle importanti notizia che la riguardano, frutto dei suoi studi su Shakespeare. Fissato l’appuntamento, i  due non si incontreranno mai.  Ma da questo momento  Elisabetta comincia una ricerca  affannosa dei documenti del professore spariti insieme a lui. I fogli che interessano Elisabetta  rivelerebbero la vera origine, siciliana ed ebrea, del drammaturgo che conosciamo e ammiriamo come William  Shakespeare e chiarirebbero  l’identità  della sua presunta ultima erede. Parallelamente  Michelangelo cerca di raggiungere Londra per trovare ospitalità  presso  John Florio, un suo parente che vi si  è stabilito con successo come uomo  di cultura. Parte della storia si svolge a Londra durante il regno di Elisabetta I, momento magico per l’affermarsi del teatro moderno con Marlowe e successivamente con Shakespeare. Fortunosi ritrovamenti, inseguimenti e peripezie d’ogni genere  coinvolgono  i  protagonisti, tenendo sempre vivo l’interesse del lettore. Rende  più affascinate la narrazione la figura di John Dee, primo 007 della storia al servizio di Elisabetta I, a cui corrisponde  nei tempi moderni  l’intervento del  mitico 007 , ormai in pensione, Sir  Thomas Sean Connery, che, a sua volta incaricato da Elisabetta II, entra in scena per tutelare la nascita britannica di Shakespeare e neutralizzare definitivamente la  sua ultima erede. Se si scoprissero quei documenti sostiene la regina Elisabetta II  sarebbe infatti: “Un disastro mondiale. Una bomba a orologeria pronta a distruggere l’intera tradizione culturale del nostro paese”. Al lettore il compito di apprezzare   gli intriganti  particolari della storia. Elvira Siringo dimostra di avere compiuto lunghi studi per la scrittura della parte storica, rappresentata con precisione e ricchezza di notizie. Rivela  anche mano felice nel narrare le vicissitudini di Elisabetta. “L’ultima erede di Shakespeare “  contiene  in sé più modelli letterari e una certa suggestione  cinematografica, ma l’amore per la letteratura ed in particolare per il teatro, celebrato per  la pluralità dei suoi punti di vista e per  la magia della parola,  lega con una fitta rete di rimandi e corrispondenze , entrambe le parti,  storica e d’invenzione, del libro. La lettura scorre agile  anche per l’ italiano scelto e  sobrio,usato dalla scrittrice,  colorito  da qualche parola spagnola e dialettale. Per questa caratteristica l’opera si può  ascrivere  nell’odierna categoria dei romanzi neostorici (  così chiamati per  distinguerli  da quelli  storici   dell’Ottocento) fondati proprio sulla plurigenericità,  cioè la commistione di più modelli letterari all’interno di un medesimo testo che rivela in questo modo un alto grado di consapevolezza culturale e letteraria. Oggi la narrativa dedicata alla rievocazione della storia gode di  un  notevole  successo. In questo genere neostorico le scrittrici, e naturalmente anche Elvira Siringo, secondo Dacia Maraini, dimostrano  con chiarezza non soltanto  la loro piena   affermazione, ma rivelano anche una certa prospettiva di rivendicazione intellettuale.(Gabriella Maggio)

 

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