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QUESTI FANTASMI!

(ph. Teatro Biondo)

Ieri 8 marzo 2019 è andata in scena al Teatro Biondo di Palermo la prima rappresentazione di Questi fantasmi!  di Eduardo De Filippo per la regia di Marco Tullio Giordana, produzione di Elledieffe-La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi.  Interpreti  principali Gianfelice Imparato  nel ruolo di Pasquale Lojacono, Carolina Rosi, della moglie Maria, Massimo De Matteo in quello di Alfredo Marigliano, amante di Maria, Nicola Di Pinto nelle vesti del portiere Raffaele.  Questi fantasmi! , commedia in tre atti è stata  scritta da Eduardo nel 1945 ed da lui  interpretata il 7 gennaio 1946 al Teatro Eliseo di Roma, affronta la crisi della famiglia lacerata tra speranza e precaria quotidianità , tema cardine del teatro dell’autore napoletano.  Eduardo è un osservatore lucido e privo di   facili moralismi della vita napoletana  del dopoguerra, colta nel cimento con la quotidianità, e ne fa  la metafora della società italiana con le sue ingenuità, le meschinità, la disinvoltura morale . Il  protagonista di Questi fantasmi!  Pasquale Lojacono va ad abitare gratis in  un grande appartamento che secondo la diceria popolare è infestato da fantasmi. È in difficoltà economiche, ha cercato invano un lavoro e questa pare la sua ultima occasione per salvare il suo matrimonio con Maria  una donna più giovane che non condivide più il suo modo di vedere la vita. Pasquale  pensa infatti di sfruttare gli enormi  spazi  dell’appartamento trasformandoli in una pensione. La moglie  Maria da qualche tempo, sebbene ne provi a volte rimorso, ha per  amante il ricco Alfredo Marigliano, che per lei vorrebbe lasciare moglie e figli. Nella nuova casa Pasquale incontrando Alfredo crede che sia un fantasma e considera i suoi regali e le cospicue somme di denaro che trova nelle tasche di una giacca segni di benevolenza. La commedia si regge genialmente su questa linea di ambiguità, se Pasquale finge o crede realmente ai fantasmi,  se è un ingenuo o  un meschino. Intorno a lui  si svolgono le piccole magagne del portiere Raffaele, la sceneggiata della famiglia di Alfredo che indirizzano la commedia  verso la farsa, ma la risata è anch’essa ambigua, temperata da pietà e amarezza. Eduardo supera così gli elementi di quella tradizione teatrale popolare di cui era stato prodigioso allievo, fatta di  personaggi/maschere. Maria che potrebbe essere il personaggio positivo perché a tratti ha fastidio della sua doppiezza, alla fine cede alla passione e alle attrattive di una  vita più  agiata, quando Alfredo ritorna da lei dopo un periodo di assenza in cui si era riconciliato con la sua famiglia. Però Alfredo  udendo per caso Pasquale implorare lo spirito di dargli ancora denaro per potere assicurare a Maria una vita migliore e poterla ancora attrarre a sé, commosso gli lascia una grossa cifra di denaro sul tavolo e va via per sempre, rivelandogli che la sua condizione di fantasma si è conclusa con l’espiazione della pena. Il denaro consente un lieto fine apparente, ma segna la crisi degli affetti disinteressati, della confidenza e della fiducia. I personaggi restano nella loro solitudine ed incomprensione.  La guerra a cui si allude all’inizio della commedia citando  i soldati americani che abitano al piano di sotto non ha uno sviluppo come in Napoli Milionaria, ma sembra agire nell’ombra come  sovvertitrice  di uno stile di vita tradizionale  e probabilmente migliore. Ma non c’è rimpianto, il passato non ritorna, rimane solo l’inestricabile  presente, in cui realtà ed apparenza s’intrecciano. Buona l’interpretazione di tutta la compagnia, anche per chi ricorda l’inarrivabile Eduardo; ben armonizzati  scena, luci e costumi. Il pubblico ha applaudito con convinzione.(Gabriella Maggio)

 

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